Palermo in età araba

Nell’ 831 d.C. Palermo diventa la capitale del nuovo stato arabo, fondato dalla dinastia Aghlabita , che la costituisce a base principale per la conquista dell’intera Sicilia. La città subisce delle trasformazioni per fare fronte al suo nuovo ruolo di capitale: viene infatti indicata come “al Madinah” lo stesso nome della città del Profeta,  un onore che tra le città cristiane conquistate spetterà solo a Palermo. Rimangono la divisione del Cassaro in due nuclei e il reticolo a lisca di pesce del sistema viario; l’antica Paleapolis diventerà l’Halqah “recinto” e sul suo punto più elevato, gli arabi costruiranno il primo nucleo del palazzo che poi sarà chiamato “dei Normanni”.

Un secolo dopo, alla dinastia Aghlabita, si sostituisce quella Fatimita, con un processo storico non privo di lotte; pertanto nel 938 i Fatimiti costruiranno una cittadella autonoma cinta da mura in prossimità della Cala: l’Halisah (l’eletta) da cui deriva l’attuale nome del quartiere Kalsa, che diventa il centro direzionale dei nuovi dominatori.

Nel frattempo la città si espande e durante il decimo secolo la cinta muraria conta ben 9 porte che mettono in collegamento il Cassaro con i nuovi quartieri (harat) periferici: a nord del Cassaro si estendeva il quartiere degli Schiavoni che gravitava sulla Cala ed era il più popoloso; a sud-est il quartiere della moschea, lungo il lato meridionale del Cassaro, in cui si svolgevano gran parte dei mercati, ed altri 2 quartieri, uno dei quali più recente, corrisponde all’attuale Albergheria. Nel quartiere dell’Halisah è ancora possibile riconoscere una delle porte, detta “della vittoria”, presso la chiesa di S. Maria della Vittoria.

Pianta della città in età araba (da G.M. Columba, 1910)

In questi secoli, il volto della città fu arricchito di numerose infrastrutture, tra cui va ricordato il nucleo primitivo del Castello a Mare che difendeva da nord-ovest la Cala e poi fondachi, suq (mercati), giardini e bagni, ed inoltre 300 moschee; Balarm come la chiameranno i musulmani, assume la forma tipica  della città islamica, imperniata sul fenomeno dell’urbanesimo che precorre il tipo delle città europee.

La scarsità dei resti monumentali della città araba è impressionante, soprattutto se rapportata alle descrizioni entusiastiche ed incantate dei geografi del tempo: soltanto la toponomastica e qualche resto esiguo ci forniscono un’idea molto labile di quello che doveva essere la grandezza sfavillante della città. Nulla si conserva dei bagni e delle terme, forse uno di essi doveva trovarsi in vicolo Ragusa ed un altro nella zona di Casa Professa, dove esisteva (ormai distrutto) l’oratorio di S. Calogero in Thermis. Lo scrittore arabo di epoca normanna (Ibn Gubay) descrive anche un castello nei pressi della città, costruito come sede di villeggiatura per l’Emiro Ga’far (Giafar), forse l’attuale Castello di Maredolce, di cui restano modesti avanzi.

L’eta normanno-sveva.

Nell’XI secolo Palermo era una delle più ricche e fiorenti città del Mediterraneo, inserita nella comunità economica e culturale del mondo islamico… non aveva conosciuto la catastrofe della dominazione barbarica[1]. Nei primi giorni del 1072 Roberto il Guiscardo e suo fratello Ruggero conquistarono la capitale della Sicilia musulmana; i nuovi colonizzatori erano pochi, non fu una conquista di massa come erano state quella greca e quella araba, eppure le trasformazioni avviate dagli uomini del “nord” furono di enorme portata: la Sicilia viene definitivamente restituita alla Chiesa ed organizzata nella struttura feudale. La classe dirigente normanna ebbe la capacità di servirsi del talento di tutti i sudditi, senza distinzioni etniche e religiose; il momento di maggiore splendore si avrà a partire del 1130 con l’incoronazione di Ruggero II. Per questo periodo disponiamo di una fonte eccezionale:“Il Libro di re Ruggero” scritto dal geografo di corte al Idrisi.


[1] R. S. Lopez, La Sicilia al tempo della conquista normanna, p.107.

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