Jan Veermer

Una pittura dell’occhio: l’arte di descrivere il mondo[1]

Il     Geografo       e L’Astronomo

Pittore dalla biografia ancora oscura e dal catalogo assai problematico, Jan Vermeer si forma sugli esempi del caravaggismo nordico e di Rembrandt. Dedicatosi alla pittura di genere, concentra i suoi interes­si sui problemi della visione, creando im­magini di rara poesia, nelle quali uomini e cose, rappresentati su un piano di assolu­ta parità, vivono come fuori dal tempo, in una metafisica sospensione.

J_Veermer Il geografo 1661.

J_Veermer, L'astronomo, 1660.

La tela nota come l’Astronomo pre­senta un uomo chino su una carta geogra­fica adagiata su un tavolo coperto da un sontuoso tappeto, all’interno di una stan­za. L’uomo sembra guardare fuori dalla finestra, ma il suo sguardo è assorto e la sua espressione meditabonda. Nella ma­no destra tiene un compasso a punte fisse per misurare le distanze, con l’altra si ap­poggia al tavolo, afferrando un libro. Cir­condato da mappe, carte geografiche, li­bri e un mappamondo (sopra l’armadio), l’uomo si qualifica come uno studioso, probabilmente un geografo: la sua posa e il suo sguardo indagatore indicano una mente acuta e penetrante, colta in un mo­mento di intensa riflessione. La stanza, discretamente disordinata e affollata di oggetti scientifici, è inondata di luce. Un fiotto di fresca aria mattutina penetra lateralmente dalla finestra inve­stendo lo studioso, le carte sul tavolo, il tappeto, l’armadio, la parete di fondo, un angolo del pavimento.

L’entusiasmo per la tecnica

Il Seicento è un’epoca di scoperte nella quale il sogno di riportare sulle carte nuo­ve terre inesplorate è perseguito da av­venturieri, esploratori e mercanti, nonché da studiosi e intellettuali come i geografi o gli astronomi (non a caso il dipinto era in origine in pendant con una tela, oggi conservata al Louvre, raffigurante un geografo;). Vermeer non solo ha catturato la vivacità intellettuale dello stu­dioso, ma lo ha anche circondato degli strumenti cartografici e scientifici tipici della sua attività – di cui l’Olanda del tempo era uno dei massimi produttori – descrivendoli con stupefacente realismo sin nei minimi particolari, fino a renderli perfettamente identificabili: la carta geo­grafica dei mari appesa alla parete di fon­do è opera del cartografo Willem Blaeu, il mappamondo fu eseguito ad Amsterdam nel 1618 da Jodocus Hondius.

J. Veermer L' Astronomo 1668.

J. Veermer Il geografo, 1668.

Rispetto alle immagini quiete e contem­plative di donne in un interno cui è legata la notorietà del pittore, il dipinto si distingue per il carattere insoli­to del tema, che trasmette l’entusiasmo dell’artista per la ricerca erudita e gli stu­di scientifici: un ambito che egli stesso coltivò e che è alla base della sua straordi­naria lucidità di visione, fondata su pun­tuali conoscenze delle leggi ottico-fisiche che regolano i processi percettivi e i com­portamenti della luce. I riferimenti alla cosmografia e all’astro­nomia fanno inoltre supporre possibili implicazioni allegoriche: significati teolo­gici possono essere associati alla sfera ce­leste quale regno dello spirito divino, e alla terra come luogo di transito dell’uomo nel suo viaggio verso la salvezza eterna. Se l’astronomo allunga la mano verso il globo celeste cercando simbolicamente una guida spirituale, il cartografo guarda la luce reggendo il compasso, fiducioso possedere gli strumenti della conoscenza e della verità.

I comportamenti della luce

Osservati con attenzione, i dipinti di Vermeer presentano caratteri originalissimi: come la totale assenza del disegno, il rigore geometrico e la novità del taglio compositivo (la stanza, sempre la stessa, con la finestra a sinistra presa di sguincio cui spiove la luce che bagna i personaggi), le figure costruite per puri accostamenti di colori rialzati da macchie, grumi e filamenti di luce che restituiscono con cristallina lucidità l’essenza ottico-visiva della realtà. Indifferente ai problemi di stile e di rappresentazione ideale, tipici dell’arte italiana, il pittore concentra suoi interessi sulla resa oggettiva, descrittiva ed empirica della natura così con viene “vista” e percepita dall’occhio, in una sintesi prodigiosa di luce-colore che trasforma il soggetto di vita quotidiana i una profonda e poetica meditazione sul tempo e sulla natura.

La Veduta di DeIft: una realtà colta “al volo”

La pittura di Vermeer emana il fascino della realtà colta “al volo” e restituita senza filtri idealizzanti in tutta la sua flagranza e verità come in un’istantanea fotografica (come molti colleghi contemporanei il pittore si serve probabilmente della camera ottica Lo stesso procedimento, pur mutando i soggetto, è applicato dal pittore nella celebre Veduta di Delfr (fig. 3). Raro esempio di dipinto di soggetto paesaggistico di Vermeer, la tela raffigura la città olandesi con eccezionale vivacità espressiva e lucido realismo sia nella resa tattile dei mate­riali sia nel miracolo della luce tersa e dif­fusa che dilaga nello spazio facendo brillare ogni cosa. L’inquadratura stessa — con la città vista da sud che proietta il proprio profilo sullo sfondo di un vastissimo cielo attraversato dalle nubi, l’orizzonte basso, il primo piano immerso nella penombra, il sole che illumina le case, le torri e le guglie, evidenzia la volontà di eseguire non una tradizionale immagine topografica della cittadina ma il suo “ritratto”, che ne riveli in modo poetico la storia, la fisionomia e il carattere. Per ottenere tutto questo il pittore allontana la città sullo sfondo, va­lorizza il gioco dei mobili riflessi sullo specchio d’acqua in primo piano, delinea le tipiche case dai tetti digradanti con sofi­sticata tecnica pittorica e qualifica i diversi materiali costruttivi con impasti cromatici differenziati e con l’uso di vernici e lu­meggiature attentamente distribuite nei punti salienti.

J.Veermer, Veduta di Delft, 1660.

J.Veermer, Veduta di Delft, 1660.


[1] G. Bora, G. Fiaccadori, A. Negri, A. Nova, I luoghi dell’arte, vol. IV. Bruno Mondadori- Electa, pp.274-275

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