J. Sansovino

Jacopo Sansovino (1486-1570)

Dopo un periodo passato lavorando tra Firenze e Roma, si trasferisce a Venezia (1527), dove resta fino alla morte. Qui, lontano dal condizionamento del classicismo e dei grandi maestri, rivela tutte le sue qualità. In architettura prosegue sulla strada già indicata da Mauro Coducci dando alle proprie costruzioni maestà cinquecentesca. La prima opera veneziana è il Palazzo della Zecca.

I ricordi dell’architettura classica romana sono evidenti nel bugnato fortemente aggettante con fasce alterne e nella profilatura degli archi con conci a raggiera: ciò determina un senso di pesantezza di gusto tipicamente classicista, attenuato dalle molte aperture e dalla luminosità della candida pietra d’Istria, che danno all’edificio un aspetto già veneziano. Inoltre l’ultimo piano, aggiunto posteriormente sopra la sporgenza del prece­dente coronamento, non riesce a fondersi in maniera unitaria con quelli sottostanti.

Gli altri edifici che il Sansovino costruisce, quasi contemporaneamente, a Venezia, sono invece perfettamente inseriti nella città e gli elementi classicheggianti ricevono nuova vitalità adattandosi alla particolarissima situazione veneziana in cui la cornice e lo spazio naturale degli edifici è formato dai riflessi dell’acqua diventando fattori di vibrazioni tonali.

Nel Palazzo Cornèr sul Canal Grande gli elementi romani sono riconoscibili nel bugna­to dell’alto basamento, nella raggiera dei conci attorno agli archi che si aprono sul canale e nelle doppie semicolonne dei due piani superiori. Ma il bugnato è più liscio che nella Zecca; i tre archi sono slanciati; e le semicolonne costituiscono quasi un doppio loggiato con grandi finestre arcuate, sotto le quali sono lievi parapetti a balaustra.

Figura 2 – Palazzo Corner, Ca’ Granda (1537).

La luce, riflessa dal canale, crea un ricco movimento nella trama del bugnato e nei trafori delle balaustre, investe le lisce semicolonne, penetra, attenuata, nell’interno dell’edificio, in un complesso rapporto di chiari, di scuri e di gradazioni intermedie, corrispondente alla tessitura tonale della pittura coeva.

Le architetture del Sansovino, infatti non si abbelliscono di marmi colorati come quelle veneziane medievali, tardo-gotiche, o primo-rinascimentali (da San Marco al Palaz­zo Ducale, dalla Ca’ d’Oro a Santa Maria dei Miracoli); ma, sull’esempio del Coducci, ne ottengono l’equivalente usando le infinite possibilità dei toni della luce, a seconda di come questa incide sulle mosse superfici murarie. È quello che accade anche nella sua più importante opera, la Libreria (o Biblioteca) di San Marco, affiancata dall’attigua Loggetta del Campanile.

Biblioteca Marciana

La Libreria è un lungo corpo che chiude, dal lato opposto al Palazzo Ducale, la Piazzetta San Marco. Non ha dunque significato di volume a sé stante, ma di “piano pittorico” (Argan); è, come tutte le architetture veneziane, una superficie che racchiude uno spazio interno, come le facciate dei palazzi che, di qua e di là, accompagnano, uno dopo l’altro, lo sviluppo del Canal Grande. Anche qui gli elementi classici sono visibili nelle semicolonne addossate ai pilastri che sostengono gli archi e nella loro sovrapposizione. Ma, per la prevalenza dei vuoti, si accentua il moto chiaroscurale nel passaggio dalla luce piena alla penombra; in alto, il coronamento, formato da una lunga balaustra sormontata da statue, annulla la chiusura usuale, ferma e definitiva, del cornicione e del tetto, sfrangìando il limite orizzontale della linea retta, facendolo sfuggire, con un risultato analogo a quello del motivo ornamentale goticheggiante che conclude il vertice dell’antistante facciata del Palazzo Ducale. Si stabilisce cosi un rapporto unitario fra i due edifici, tanto diversi per misura e stile, ma entrambi espressione di un’unica concezione, quella veneziana, che si mantiene costante pur nel succedersi dei periodi storici.

La Loggetta, oltre alla funzione di mitigare lo slancio verticale del campanile, ha il compito di celebrare “alla romana”i fasti e il mito di Venezia: derivata dalla forma degli apparaqrti trionfali romani, primo tratutti l’arco a tre fornici, contiene negli attici le rappresentazioni della capitale, delle città di terra ferma e dei domini marittimi 8(estesi fino a Cipro e a Creta) ribadendo l’importanza dello stato e del suo insieme…(1)

la Biblioteca marciana, e la Loggetta del Campanile

L’opera del Sansovino, trasferisce con successo a Venezia i valori formali del classicismo romano, che gia da tempo erano filtrati in ambiente veneto e adesso trovano applicazione nei principali edifici di piazza S. Marco e nelle ricche residenze private lungo il  Canal Grande

(1) G. Bora, G. Fiaccadori, A. Negri, A. Nova, I luoghi dell’arte, vol.4, Electa Bruno Mondadori,  p. 105.

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