Il teatro dal 500 all’800

Cenni sull’evoluzione dell’edificio teatrale dal XVI al XIX secolo. (L. Beltrame,  E. De Martini, L.Tonetti,  L’ARTE TRA NOI, Electa, vol.4,  pp. 174-178)

Teatro rinascimentale: il Teatro Olimpico a Vicenza progettato da Andrea Palladio

Il Medioevo consegnò alla civiltà rinascimentale un mondo senza teatri. L’origine di tale decadenza era legata alla alla disapprovazione da parte del primo cristia­nesimo nei confronti degli degli spettacoli pagani, una censura che com­portò spesso non solo la cessazione delle rappresentazioni ma anche la distruzione degli edifici destinati a ospitarle.  Durante l’Umanesimo e il Rinascimento, grazie alla riscoperta dei testi classici, si avviò invece, soprattutto in Italia, un processo volto a recuperare strutture stabili per le rappresentazioni teatrali.

Nel 1580 iniziò a Vicenza la costruzione del Teatro Olimpico di Andrea Palladio (1508-80), completato dopo la morte dell’archi­tetto. Commissionato dall’Accademia Olimpica, circolo di aristocra­tici intellettuali della città, è il frutto di un attento lavoro di studio e analisi del teatro  classico supportato dagli gli scritti di Vitruvio. Il teatro palladiano ripropose gli elementi fondamentali del teatro classico: la cavea semiellittica, l’orchestra centrale destinata agli spettatori più illustri e il frons scenae. Il perimetro superiore della cavea è percorso da  un colonnato sormontato da una balaustra su cui poggiano statue; il soffitto rappresenta un grande cielo che evoca la collocazione all’aperto dei teatri antichi.

L’elemento caratterizzante dell’intero organismo è il fronte scena, che si compone di tre livelli: il più alto rivestito di pannelli ad altorilievo con episodi della vita di Ercole, quello centrale costituito da una serie di nicchie intervallate da sernicolonne e quello lo inferiore scandito da tre porte. Dietro a que­ste e alle due aperture laterali si dipartono radialmente sette  strade prospettiche: eseguite in legno e stucco e realmente percorribili  dagli attori, esse rappresentavano le sette vie di Tebe e furono create per lo spettacolo inaugurale Edipo re, ambientato nell’antica città greca.

A. Palladio,Teatro Olimpico, interno.

A. Palladio,Teatro Olimpico, interno.

Teatro Olimpico, pianta

Teatro Olimpico, pianta

Il  teatro elisabettiano: la scena centrale

Fra ti 1576 e il 1642 — anno in cui le leggi volute dai puritani imposero per vent‘anni la chiusura di tutti i teatri — si affermò in Inghilterra il teatro elisabettiano, nato in concomitanza con il regno di Elisabetta I (1558-1603), cui deve il nome, e con il genio drammaturgico di Wil­liam Shakespeare (1564-1616).

In Inghilterra, terra in cui meno vincolante era l’eredità’ classica, si sviluppa una struttura teatrale denominata playhouse, il cui esem­pio più illustre è il Globe Theatre di Londra (1599), fedelmente ricostruito nel 1992. Si trattava di un edificio in legno innalzato attor­no a un’area circolare scoperta, che costituiva la platea. La struttura lignea comprendeva ordini sovrapposti di gallerie dotate di pan­che, dalle quali gli spettatori più abbienti potevano assistere alla mes­sa in scena. Il resto del pubblico si collocava in piedi nella platea a cielo aperto. Il palco, di 14 metri per 9, occupava gran parte dell’are­na centrale e il pubblico lo circondava su tre lati.

Il modello inglese si distanziò dal teatro teatro classico soprattutto nel rapporto tra scena e spettatori: alla frontalità del teatro greco-roma­no, ripresa dagli gli architetti del Rinascimento, si sostituì qui la centra­lità dell’attore, circondato dal pubblico. Ciò comportò anche l’eliminazione del fondale scenico prospettico. Pochi aggetti di scena (un tavolo, trono, un tavolo…..) e l’abilità dell’attore erano gli unici mezzi con cui veniva catturata l’attenzione dello spettatore.

Il globe Theatre a Londra.

Il Globe Theatre a Londra.

Il teatro barocco

Nel corso del Seicento la struttura della sala tea­trale subì importanti modifiche. In molti teatri si adottò una pianta a “U”: la cavea semicircolare veniva allungata per aumentare la capienza e migliorare l’acustica, mentre il palcoscenico divenne più profondo per consentire il posizionamento di scenografie particolarmente elaborate. Furono creati spazi accessori per il pubblico (maggiore spazio venne concesso agli ingressi o ai luoghi di sosta), mentre dietro le gradinate si ergevano logge a due o più ordini che in alcuni casi era­no praticabi.
E’ il caso del Teatro Farnese di Parma (1618-19,  ampiamente ricostruito dopo i bombardamenti del 1944), progettato dall’architet­to ferrarese Giovanni Battista Aleotti (1546-1636): la cavea, compo­sta da 14 gradoni, presenta una pianta a “U” molto allungata che per­metteva di accogliere circa 3000 spettatori e di destinare all’orchestra un’area molto ampia. Lo spettacolo barocco, ricco di articolate coreo­grafie, prevedeva infatti anche l’uso dello spazio dell’orchestra, che veniva allagata in occasione delle naumachie, le rappresentazioni di battaglie navali che spesso concludevano l’esibizione. L’altezza della sala consentiva inoltre l’utilizzo di macchine sceniche “volanti”,  che permettevano di far discendere oggetti e personaggi dall’alto. Una log­gia ad arcate parzialmente praticabile era addossata alle mura laterali dietro il pubblico. La struttura in legno era ricoperta di stucchi dorati che contribuivano a dare all’ambiente un’immagine di grande sfarzo.

 Parma, Teatro Farnese a Palazzo della Pilotta.

Parma, Teatro Farnese a Palazzo della Pilotta.

La nascita del teatro all’italiana

La maggior parte dei teatri costruiti tra il Settecento e l’Ottocento risponde a un modello comunemente chiamato “teatro all’italiana”. La pianta a ferro di cavallo,  l’utilizzo dei palchetti e la netta separazione tra palcoscenico e sala accentuata dalla Teatro alla presenza del sipario, sono i principali elementi che  qualificano i maggiori teatri italiani sorti nel XVIII secolo come il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro San Carlo di Napoli.

L’architettura dei teatri
Alla fine del Settecento sia la forma sia la funzio­ne del teatro vengono sottoposte alla revisione critica dell’illuminismo: Francesco Milizia in uno scrit­to del 1771 formula i principi teorici dello spettacolo concepito come strumento della crescita morale e civile del pubblico e non più come svago o pretesto mondano. Una traduzione in forme dei principi di Milizia si può riconoscere nel progetto di teatro idea­le di Vincenzo Ferrarese. In esso il teatro si configura come elemento della struttura urbana con valore di perno di un complesso di servizi civili (portici, giardi­ni, sale di riunione, negozi) che contribuiscono a far­ne il punto di riferimento dell’utile e del diletto, sco­pi imprescindibili della nuova concezione di teatro. La sala, a impianto circolare, è occupata per metà dalla scena e per metà da gradinate per gli spettato­ri (scompaiono i palchetti), in un palese recupero delle forme del teatro antico e rinascimentale.

 Idea di teatro di F. Milizia. (Ricostruzione della pianta di V. Ferrarese)

Idea di teatro di F. Milizia. (Ricostruzione della pianta di V. Ferrarese)

Il Teatro alla Scala di Milano

Queste proposte radicali rimasero però a livello di progetto, perché gli architetti che negli stessi an­ni realizzarono i maggiori teatri italiani temperarono le istanze di rinnovamento con frequenti riferimenti alle forme collaudate della tradizione sei e settecen­tesca  Nel teatro alla Scala di Milano l’architetto  Pier­marini ripresenta lo schema tradizionale con i pal­chetti e i retrostanti carnerini, ma introduce anche anche importanti innovazioni. L’aspetto più interessante del­l’opera piermariniana consiste nella sapiente articola­zione e distribuzione, all’interno dell’edificio, degli spazi destinati a una grande varietà di funzioni, dalle sale di rappresentanza ai servizi. Con gran cura sono progettati anche i servizi igienici, le complesse attrez­zature del vasto palcoscenico, gli impianti di illumi­nazione e di riscaldamento. In particolare Piermarini cura la sonorità della sala, migliorandola per mezzo della curvatura molto ribassata del soffitto. In tutti questi accorgimenti l’architetto mette a frutto i suoi studi giovanili di fisica, acustica e meccanica.

 Teatro alla Scala, prospetto.

Teatro alla Scala, prospetto.

Teatro alla Scala, interno

Teatro alla Scala, interno

Teatro alla Scala, foyer.

Teatro alla Scala, foyer.

Tra il 2002 e il 2004 l’edificio è stato dottopsto a consistenti lavori di restauro su progetto dell’architetto svizzero Mario Botta, durante i quali l’attività artistica è stata trasferita nel nuo­vo Teatro degli Arcimboldi, edificato in un’area fuori dal centro cittadino.
La parte monumentale, comprendente la facciata, la sala teatrale, l’atrio, il foyer, i ridotti di palchi e gallerie e il Museo del Teatro, è stata oggetto di un accurato restauro conser­vativo. Un sapiente lavoro di ripulitura ha con­sentito di riportare alla alla luce importanti ele­menti dell’edificio originario: il pavimento alla veneziana dei corridoi, il cotto nei palchi e il marmorino sulle pareti dei corridoi, prima nascosti da strati sovrapposti di intonaci, moquette e linoleum. Sono stati inoltre recu­perati i decori originali di alcuni palchi stori­ci, come i settecenteschi dipinti azzurrini nella cosiddetta “barcaccia” del vicerè.
Per la realizzazione di pavimenti e rivesti­menti sono stati scelti materiali frutto delle più moderne tecnologie, in grado di porsi in conti­nuità estetica con quelli tradizionali del teatro, assicurando però i vantaggi di una maggiore praticità, qualità tecnologica e elevata resi­stenza nel tempo. Il nuovo pavimento flottan­te per esempio, composto da più strati di mate­riali diversi l’ultimo dei quali in listoni di rove­re, è stato studiato in modo da consentire una perfetta qualità della diffusione dei suoni nella sala. Esso sostituisce il vecchio pavimento in cemento rivestito da moquette, sotto il quale erano state frettolosamente occultate le macerie dei bombardamenti della Seconda guerra mon­diale per consentire la rapida riapertura del tea­tro dopo la fine del conflitto.

Il teatro alla Scala dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale

Il teatro alla Scala dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale

Le nuove poltrone della platea, invece, sono state dotate di moder­ni display luminosi sui quali si può seguire il testo del libretto d’opera in più lingue.
Il progetto di sistemazione del teatro ha coin­volto anche la struttura del palcoscenico e della macchina scenica, che oggi è una tra le più modème e funzionali al mondo; altri inter­venti hanno determinato l’ammodemamento e la messa a norma delle delle tecnologie degli impian­ti meccanici di climatizzazione, idrico-sanitari, di sicurezza e di movimentazione delle scene.
Vero e proprio gioiello tecnologico è la nuova torre scenica, che consente di allestire e avvicendare più scenografie in contemporanea all’intemo di uno spazio a forma dì “L” (com­prendente il palcoscenico con “piani mobili”, il retropalco e un’area di servizio) dì ben 1600 metri quadrati. Un complesso sistema elettro­meccanico ne governa il funzionamento.
Completamente rinnovato è anche l’aspetto della facciata,architetto  ha reso esplicito il princi­pio del dialogo tra la parte storica e quella con­temporanea: due nuovi volumi dalle linee astratte sormontano infatti la facciata settecen­tesca di Piermarini, rivelandosi immediata­mente alla percezione frontale dell’edificio.
Il primo volume, a forma di parallelepipedo, ospita la complessa e modernissima macchina che controlla gli gli allestimenti scenici. Le sue dimensioni sono imponenti: esso si addentra infatti nel nel sottosuolo per 16 metri e si innalza rispetto alla alla sede stradale per quasi 38 metri. Ancora più scenografico è il maestoso ellissoi­de, articolato in tre piani destinati a ospitare gli uffici del teatro, i camerini per gli artisti, le sale prova per l’orchestra, il coro e il corpo di ballo. Per far spazio alla nuova struttura è stata com­piuta un’operazione di riordino strutturale che ha portato all’abbattimento dei corpi edilizi che nel corso degli degli anni avevano trovato posto nel cortile e sui tetti degli edifici del teatro.

La facciata del teatro alla scala con corpi aggiuntidurante il restauro del 2002

La facciata del teatro alla scala con corpi aggiuntidurante il restauro del 2002

La Scala fornisce il modello a una cospicua serie  di teatri, realizzati in Italia tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo: nella stessa Milano, che diventa un importante centro della produzione teatrale; e poi basterà ricordare il teatro La Fenice Venezia di Gian­nantonio Selva, il teatro comunale G.Verdi di Trieste (1798) realizzato da Matteo Pertsch, allievo di Piermarini, la riedificazione del Teatro San Carlo di Napoli affidata dal 1810 ad Antonio Niccolini, autore anche del teatro Piccinni di Bari (1813-54). Lungo tutto il corso dell’Ottocento — in relazione alla grande fioritura del melodramma — si moltiplicano i teatri nelle città d’italia, spesso riproponendo con leggere variazioni il fortunato schema piermariniano.

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