F.Goya (1)

La singolarità della situazione spagnola

DAL RISVEGLIO DEMOCRATICO ALLA RESTAU­RAZIONE BORBONICA Dopo una certa apertura alle riforme sotto Carlo III di Borbone (1759-1788), che tuttavia non mutarono l’assetto feuda­le della società, nè intaccarono il potere della Chiesa e del clero, sopraggiunsero anni bui sotto il regno di Carlo IV (1788-1808) e di Maria Luisa di Parma. Fu questa un’epoca dominata dagli intri­ghi della regina e del suo favorito ed amante, Ma­nuel Godoy, nominato primo ministro nel 1792. Con Godoy la politica della Spagna ebbe una svol­ta: passò da posizioni antinapoleoniche ad un’al­leanza con la Francia, insieme alla quale subì nel 1805 la clamorosa sconfitta navale inflitta dal­l’ammiraglio inglese Nelson a Trafalgar. Destitui­to da una sommossa popolare nel 1808, Godoy fu salvato dai Francesi e da questi costretto a firma­re l’abdicazione di Carlo IV e la rinuncia al trono del figlio Ferdinando VII, in favore di Giuseppe Bonaparte. Fu proprio allora che la popolazione spagnola avverti il richiamo patriottico nazionale e combattè unita la sua “guerra di indipendenza” contro l’invasore francese. La Spagna visse così una breve stagione democratica, in cui si riunì il primo parlamento e fu promulgata nel 1812 la Costituzione fondata sulla sovranità nazionale. Ma il ritorno di Ferdinando VII nel 1814 determi­nò la Restaurazione della monarchia borbonica ed il ripristino del regime assolutista.

TARDO NEOCLASSICISMO E SUGGESTIONI ROMANTICHE

Nel campo dell’arte si era progres­sivamente affermato un orientamento classicisti­co di gusto eclettico, favorito dalla presenza di Mengs nell’Accademia di Madrid fin dal 1761. Parallelamente il Neoclassicismo di impronta da­vidiana si era imposto grazie all’istituzione di un pensionato a Parigi e a Roma negli anni di allean­za con la Francia e successivamente durante il re­gno di Ferdinando VII. Il fenomeno fu tuttavia contrastato dalla persistenza della tradizione spa­gnola barocca e rococò e dalla figura di Franci­sco Goya, illuminista senza essere neoclassico.

Uno dei maggiori rappresentanti del Neoclassici­smo in Spagna fu José de Madrazo (1781-1859), allievo di David,e dal 1806 a Roma. Qui si legò al gruppo dei pensionati spa­gnoli che si opponevano al regime napoleonico di Giuseppe Bonaparte e, quando i reali di Spagna detronizzati, Carlo IV e Maria Sofia, si rifugiarono a loro volta a Roma, José de Madrazo divenne il loro “pittore di camera”. Tornato in patria solo nel 1819, organizzò e diresse il Museo del Prado e ac­quistò una grande autorità nell’Accademia di San Fernando a Madrid. È di questo periodo la sua opera più nota, esemplata sui modelli di David

Figura 1. J.Madrazo, La Morte di Viriato, 1820.

Figura 1. J.Madrazo, La Morte di Viriato, 1820.

,ri­evocando la resistenza dello spagnolo Viriato al dominio dei romani, incoraggiava l’opposizione al regime napoleonico dei suoi tempi. Contorni netti e colori freddi, estranei alla tradizione spagnola più antica, sono gli elementi dello stile neoclassico qui utilizzati da Madrazo.

Al confronto il valenzano Vicente Lòpez (1772-1850) rappresenta il tipico pittore di corte che ri­sente dell’influenza di Mengs, ma la filtra attra­verso la tradizione rococò. La distanza da Goya si coglie nel ritratto della Famiglia di Carlo IVdipinto nel 1802 per l’Università di Valenza (figu­ra 2), in concorrenza con quello di Goya di due anni prima, ma diametralmente opposto per scel­te compositive, per gusto cromatico e soprattutto per il significato generale.

V. Lopez, la famiglia di Carlo IV all'Università di Valenza,1802.

Figura 2. V. Lopez, La famiglia di Carlo IV all'Università di Valenza,1802.

In Lòpez l’impostazio­ne è allegorica: la famiglia reale con il suo seguito visita l’Università di Valenza che viene personifi­cata a destra con tutte le sue facoltà dominate da Minerva, simbolo della scienza, mentre in piano si distingue la Teologia che reca in mano sacra Bibbia. Lo schema piramidale  i colori piuttosto falsi e stridenti di gusto rococò la mancanza totale di penetrazione psicologica fanno rientrare questo ritratto nella produzione  apologetica ufficiale.

Diversa è la vigoria espressiva di Lòpez in di ritratti, quando si libera dai doveri celebrativi. grande efficacia rappresentativa è il ritratto vecchio Francisco Goya (1826, figura 3), in grigio, con la tavolozza in una mano e lo sguardo ancora intenso a dispetto degli anni.

Figura 3, V. Lopes, Ritratto di F. Goya, 1826.

Figura 3, V. Lopes, Ritratto di F. Goya, 1826.

1.  R. Cioffi, L. Finocchi Ghersi, M.Picone, G. Zucconi, L’Arte e la storia dell’arte – L’Ottocento – a cura di R. Scrimieri.

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